Lo sport dovrebbe essere benessere e antidoto allo stress: ma nonostante ciò, è spesso associato ad ansia da prestazione e panico. Come mai?

L’attività fisica ha come effetto diretto il consumo di energia.

Lo sport, il miglioramento delle condizioni psicofisiche, e il conseguimento di risultati.
Perciò, potremmo dire che la competizione dovrebbe essere il motore che muove le nostre gambe, fa bruciare energia, crea adrenalina, e ci fa raggiungere ottimi risultati.
Eppure, gli atleti sono considerati una delle categorie più soggette ad attacchi d’ansia e picchi di stress.
Si chiama ansia da prestazione, ed è ben distinta dai comuni dolori post competizione. L’ansia da prestazione è la degenerazione dello stress sportivo, che può essere essenzialmente di due tipi.
Questa divisione ipotetica è banalmente un metodo funzionale per distinguere lo stress che fa bene da quello che limita la vita dell’atleta.
Ma il problema dello stress rimane: come mai nello sport si patisce spesso quella famosa ansia da prestazione?

Facciamo un passo indietro: da dove deriva il termine “stress”?
Ci sono varie ipotesi, ma vogliamo sottolineare come la parola stress sia principalmente un concetto di fisica: mettere “sotto stress” un oggetto significa tenderlo o deformarlo per provarne la resistenza. Nell’essere umano lo stress è più che altro una condizione di generale malessere attribuibile ad una serie di ostacoli, problematiche, sovraccarichi; per l’appunto, una pressione esterna che causa una tensione interna. Alla fine, funzioniamo come la fisica metallurgica…

Ma fino a che punto lo stress rappresenta uno stimolo positivo?

Come abbiamo detto, ne esistono sostanzialmente due: quello negativo, chiamato distress, e quello positivo, noto con il nome di eustress.
Fondamentale è riuscire a distinguere quale stress causi ansia da prestazione, e quale invece migliori la riuscita dello sport.
Quello negativo si riscontra in reazioni sproporzionate ad eventi circostanti, e, chiaramente, andrebbe combattuto ed evitato. Questo tipo di ansia provoca crolli piscofisici non facili da gestire.
Ma lo stress è anche una bella cosa! Chi l’avrebbe detto, eh?
L’Eustress (“eu”, “buono” dal greco) è pur sempre un mutamento psicofisico dentro di noi, certo. Ma è fisiologico, positivo. In altre parole: sano. Addirittura, è scientificamente provato che un po’ di sano stress (che suona sicuramente meglio di “eustress”) possa migliorarci la vita. Se ci pensiamo, un po’ è vero. Che sapore avrebbero le più sudate vittorie, se non fossero precedute da quel pochino di ansietta pre gara?
O addirittura, viene da chiedersi se, in assenza di stress, i concetti di concentrazione e adrenalina esisterebbero comunque.

Perciò, se siete stressati, fate sport. Questo è un po’ il messaggio di fondo.
Ma la domanda è: ok, e basta questo?
O meglio, è possibile che possa avvenire anche il contrario, che sia proprio lo sport a causare stress e ansia da prestazione?
Assolutamente sì, è possibile. Ed è il passaggio involontario da eustress a distress. Quando una cosa buona smette di fare bene.
Un po’ come dire: un quadratino di cioccolato al giorno può anche portare dei vantaggi. Ma se quel quadratino diventa una tavoletta… beh, allora parliamo di due cose ben diverse.
Il problema qui è che, a differenza del cioccolato (almeno, il più delle volte) lo stress non è un qualcosa di controllabile, né di gestibile. Sfugge di mano.
E perciò, quella sana sensazione di adrenalina, motivazione, e stimolo, in un attimo può trasformarsi in un’iniezione paralizzante.

Cosa succede precisamente quando si va incontro a questa tipologia di tensione?

Pensate agli atleti: quante volte si sente parlare di campioni che, almomento della competizione, non riescono a tramutare gli allenamenti eccelsi in gara? Per non parlare del contrario: ossia, di tutti quei “campioni per caso” che vincono quando non avevano nulla da perdere.
Coincidenza? Fortuna? Cresta dell’onda?
Certamente, ma se vi dicessi che anche lo stress gioca un ruolo fondamentale?

L’ansia da prestazione, come un po’ anche in tutti gli altri ambiti a cui è applicabile, avviene principalmente per un eccesso di responsabilità sulle spalle. Essere atleta significa anche avere parecchi occhi puntati addosso. Svolgere una competizione quindi, non è soltanto iniziare a correre, tirare calci al pallone, o tuffarsi in acqua. Competere significa portare il proprio corpo (e la propria mente) a sfidare i limiti più lontani, a superare gli ostacoli più invalicabili, e a farlo con un certo stile.

Non è affatto semplice. E non dobbiamo cadere nell’errore di darlo per scontato, nemmeno quando osserviamo i grandi campioni accingersi ad una nuova sfida. Certo, certo, c’è una cosa bellissima che si chiama “talento naturale” e che nessuno stress può portare via. Ma tutti sappiamo che ciò non basta a fare di un atleta un campione. Perciò, la prossima volta che guardate Lebron entrare in campo, Ronaldo tirare un rigore, la Pellegrini salire sul blocco di partenza, e Serena Williams prepararsi alla battuta, immaginatevi a quanta pressione siano sottoposti. Pensate, in quell’esatto momento, a quante persone li stiano guardando, aspettando qualcosa di eccezionale, di incredibile.
A me tremano le gambe solo a pensarci.
Vivere all’altezza delle aspettative altrui non solo è difficile, ma è quasi impossibile.

È per questo che i campioni sono così pochi. Non perché esistano pochi fuoriclasse, ma piuttosto perché i fuoriclasse che non deludono (quasi) mai sono veramente difficili da trovare.
Ecco quanto le pressioni possano influenzarci, anche mentre facciamo sport.
Magari ci sono altri Roger Federer là fuori, ma senza la stessa impeccabile gestione dell’ansia e dello stress da competizione.
Imparare a gestire l’ansia da prestazione per un atleta può servire davvero a cambiare le carte in tavola.

Ecco 5 consigli per cercare di disfarvi di quel dannato stress da atleta:

1. Non focalizzarti sul risultato, ma sulla prestazione.

C’è una bella frase che dice “non è importante quello che trovi alla fine di una corsa, ma quello che provi mentre stai correndo”. Beh, parafrasando, è un po’ la stessa cosa. Concentrati su come ti senti mentre gareggi, senza pensare a cosa ci sarà al traguardo. Dai il massimo senza pensare a come finirà. Alla fine, se ci pensi, già lo fai: sul lavoro, nelle relazioni, quando guardi un film: nessuno pensa a come finirà, se bene o male. Ciò che conta è godersi il momento finchè c’è.

2. Immagina di essere da solo.

Da solo a gareggiare, o senza pubblico? Questo sceglilo tu. Ognuno di noi è fatto a modo suo. C’è chi si fa gasare dal pubblico, chi invece vorrebbe chiudere gli occhi e aprirli solo quando è tutto finito. Per quanto riguarda gli avversari, che ci siano è inevitabile. Però puoi sempre scegliere come immaginarteli. C’è chi finge di far parte tutti della stessa squadra e di gareggiare per un obiettivo comune. Potrebbe essere una tecnica curiosa.

3. L’unico giudizio che conta è il tuo.

Molto spesso è stato riscontrato che uno dei maggiori fattori di stress nell’atleta sia la componente umana della sua vita sportiva. Come al solito, siamo sempre noi umani a crearci i peggiori incubi.
Di chi sto parlando? Probabilmente già lo sai. Degli allenatori, dei genitori, dei compagni di squadra. Temere il giudizio esterno, o aver paura di deludere chi si fa in quattro per noi, è la causa numero uno di stress. Non solo nel mondo dello sport. Ma alla fine dei giochi, ogni tanto bisogna imparare anche un po’ di sano egoismo: sei tu l’atleta, sei tu a gareggiare e competere. Ricordati che il giudizio degli altri è solo un parere.

4. Perdere insegna molto di più che vincere.

Banale? Forse. Ma non si dice mai abbastanza. È perdere che forgia i campioni di domani. Chi vince sempre non ha un vero contatto con il mondo reale, e perciò, un giorno o l’altro, quando la sconfitta arriverà (perché arriva, sempre) non sarà in grado di affrontarla a testa alta, di sconfiggerla, e di rialzarsi. Perciò, impara a perdere, senza farne un’abitudine. Un eccessivo desiderio di vincere spesso è un forte sintomo di stress, ansia, e sconfitta imminente.

5. Non permettere all’adrenalina di trasformarsi in panico.

È un po’ il senso di questo articolo. Lo stress fa bene, in giusta misura, perché ci attiva e ci fornisce una carica di energia che, se sprigionata al momento giusto, si trasforma in adrenalina e ci rende capaci di grandi imprese. Fattore fondamentale per non fallire in questa impresa? Una parola sola: concentrazione. Concentrarsi nel riuscire nella grandiosa impresa di liberare la mente e lasciarsi guidare dall’adrenalina.

Perciò, la prossima volta che pensi di star subendo quel distress di cui abbiamo parlato, fermati un secondo: concentrati sulla tua performance. Lascia da parte i risultati, i genitori, l’allenatore, chi ti gareggia di fianco e chi sta davanti a te.
Lascia che siano i tuoi sogni a guidarti. I tuoi.
Tutto il resto è solo contorno.

Pronto a gareggiare?


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FONTI:
Microsoft Word – stress_1.doc (sine.it)
ANSIA DA PRESTAZIONE SPORTIVA: NEMICA O AMICA? – Albamedica
s://www.gazzetta.it/Sport-Vari/Fitness/22-04-2016/fitness-ansia-prestazione-sportiva-come-riconoscerla-gestirla-150329008315.shtml
5 Modi per gestire l’ansia da prestazione sportiva | (bskilled.it)
Stress nello sport: cause e metodi per affrontarlo | Schwabe Italia
Sport e stress: gli aspetti psicologici connessi allo svolgimento dell’attività sportiva (stateofmind.it)