Le Olimpiadi di Pechino 2022 sono giunte al termine: ha avuto successo il loro slogan sulla sostenibilità? Fino a che punto la Cina ha rispettato questa promessa?
Pechino è l’unica città al mondo ad aver ospitato sia le olimpiadi estive che, con quelle del 2022, le invernali. Questo dato racconta la storia di una manifestazione incredibile, di un popolo estremamente all’avanguardia, e di una terra dalle mie sfumature.

Le olimpiadi hanno avuto inizio il 4 febbraio e sono terminate il 20. Le competizioni si sono svolte a Pechino e non solo: per le discipline che richiedono territori più montuosi, le gare si sono spostate sulle montagne delle zone del Yanqing e Zhangjiakou. Per collegare le tre zone la Cina ha messo a disposizione un “treno personalizzato” ad altà velocità, che raggiunge i 350 chilometri all’ora. Il convoglio si è mosso tra i tre poli principali della gara: il centro di Pechino, i territori nord-occidentali di Yanqing e la provincia dell’Hebei, dove si trova Zhankjiakou.

I giochi sono durati più di due settimane, e a breve inizieranno quelli paralimpici. L’insieme delle manifestazioni è dunque un’occasione d’oro da parte della Cina per dimostrare la portata delle proprie capacità di superpotenza, avanguardistiche, e anche umane. Le Olimpiadi invernali di Pechino 2022 sono state studiate in chiave di sostenibilità e inclusività.
Ma lo sono state davvero?

Beijing e il primato di emissioni zero

Beijing è la città dei primati – come quello sopracitato delle Olimpiadi sia estive che invernali rispettivamente svolte nel 2008 e nel corrente 2022 – ma questa è stata anche una manifestaizone ricca di contraddizioni: le Olimpiadi bianche possono vantare di essere state al 100% carbon neutral, ossia l’utilizzo di fonti rinnovabili ha garantito un emissione di carbone pari a zero. Molto bello. Ma allora, vi chiederete, dove sta la contraddizione? Le Olimpiadi più green di sempre – questo è ciò che i cinesi hanno comunicato – lo sono state davvero?

Quando la Cina si è proposta per ospitare i giochi, ha fatto una promessa: sarà la prima manifestazione ad emissioni zero. Le macchine a idrogeno e l’utilizzo di impianti elettrici nella provincia dell’Hebei che permottono di convertire energia rinnovabile e generarne di elettrica, sembravano dimostrarlo. Ma mentre lo slogan recitava “carbon neutral”, i fari puntati addosso sull’Olimpiade 2022 mostravano inevitabilmnente sia luci che ombre.
Di fianco a scelte energetiche sostenibili, un altro “primato” di Pechino 2022 è stato quello di essere la prima città ospitante le olimpiadi invernali ad utilizzare quasi il 100% di neve artificiale.

l’utilizzo di neve artificiale

Sia chiaro, la neve artificiale non è una novità, nemmeno alle Olimpiadi. La prima volta che ne fu fatto uso fu ai giochi invernali di Lake Placid, nel 1980. Il riscaldamento globale, tuttavia, sta trasformando gli sport invernali in tutto il mondo; è noto che gli impianti sciistici della maggior parte delle strutture globali debba, durante certi periodi e per garantire una condizione ottimale del suolo, fare affidamento alla neve artificiale. Il problema è che le crescenti temperature vanno di pari passo con una minore disponibilità di acqua.

E a Pechino quanta ne è servita?
Secondo uno studio portato avanti dalla Loughborough London University, le tonnellate di acqua che sono state usate per corprire di neve artificiale gli 800mila metri quadri di piste e superfici, sono oltre 180 milioni di litri, per un totale di oltre 1.2 milioni di metri cubi di neve, necessari a coprire l’intera area dei giochi.
Una quantità di acqua incredibile, soprattutto considerando che Pechino è una delle città al mondo che più soffre di riduzione di acqua disponibile pro capite.

gli alberi spostati per fare spazio agli impianti

A proposito di sostenibilità presso le Olimpiadi di Pechino 2022: se la neve artificiale risulta un problema, la costruzione degli impianti è un’altra scelta a dir poco rischiosa per guadagnarsi la definizione di Olimpiadi Green.

Infatti, mentre il governo cinese ci raccontava di come fosse da applaudire la loro capacità di riutilizzare le strutture già presenti a Pechino 2008, dall’altra parte è anche vero che per creare le infrastrutture necessarie (o meglio, desiderate) la Cina ha dovuto spostare oltre 20mila alberi. Spostare, sì, perché per mantenere vive le piante in questione, la nazione cinese è riuscita nell’impresua ardua di spostarle in un altra regione montuosa, così da evitare il disboscamento. Altra ottima scelta Green.

Però, gli esperti hanno sottolineato come costruire e lavorare un terreno che occupa più del 25% di un’immensa riserva naturale (quella dello , per a precisione), equivalga comunque ad esporre un territorio enorme a calamità ambientali dovute allo sfruttamento del terreno, minacciando la biodiversità ed andando ad esporre l’intera zona ad alti rischi di perdita di flora e fauna. Più specificatamente, si è preoccupati per alcune specie che potrebbero rischiare l’estinzione, come ad esempio la famosa aquila reale (fonte: BBC), e per cui le Olimpiadi potrebbero aver rappresentato un ulteriore danno.

olimpiade ecologica sì o no?

La domanda che ci poniamo oggi è la seguente: è possibile organizzare un’olimpiade sostenibile?
Non lo sappiamo, ma ciò che ad oggi è noto è che delle ultime venti località che hanno ospitato i giochi olimpici invernali, almeno la metà nel giro di pochi anni non sarà più in grado di offrire temerature abbastanza basse. Tutti questi territori dovranno dunque fare affidamento esclusivamente alla neve artificiale. (fonte: www.iconaclima.it)
Perciò, il dubbio dell’olimpiade invernale dovrebbe riguardarci tutti, e forse la cosa migliore da fare sarebbe fermarci un secondo e chiederci fino a che punto le Olimpiadi Invernali siano – ahimè – Olimpiadi Artificiali.


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