È ufficiale: la Break Dance avrà il suo grande debutto all’interno delle Olimpiadi di Parigi.
No, ci tocca aspettare ancora un po’. A Tokyo 2020 (2021) sono stati bravi, bisogna dirlo.
In una sola Olimpiade vedremo l’entrata in scena di ben 5 nuovi, entusiasmanti sport.

Per la Break c’è voluta un po’ più di fatica, ma alla fine ce l’abbiamo fatta.
Questa categoria della danza entrerà di diritto alle Olimpiadi di Parigi 2024.
E allora, scopriamo qualcosa di più su come è nata e perché appassiona sempre più.

Dall’Hip Hop al Breaking

La Break Dance viene comunemente definita “danza di strada”. Sviluppata intorno alla metà degli anni ’70 da giovani afroamericani e latini di New York, è da collegarsi al movimento artistico e culturale dell’Hip-Hop, che in quegli anni spopolava e trovava proprio nelle feste di strada la sua massima espressione.
Queste feste di quartiere avevano proprio un nome e si chiamavano “Block Party” (lett. Festa dell’Isolato).

Nel quartiere del Bronx, in una cornice newyorkese giovane, dinamica, ma affetta da numerose gang e un alto tasso di criminalità, un giovane Clive Campbell (conosciuto come Dj Kool Herc e padre dell Hip Hop) iniziò ad organizzare feste “back to school”, che coinvolgevano ampi pubblici e si esprimevano come un grido di libertà e creatività.  coinvolgere numerosi teenager di quartiere a scendere in strada e ballare.

Proprio nel mezzo di queste feste, Herc studiò un nuovo modo innovativo di fare musica: il momento del disco in cui si sentivano le percussioni isolate – chiamato “break” – veniva così isolato, allungato e ricucito con altri break, presi da altri dischi. In questo modo, un momento di “pura estasi sonora” poteva durare anche cinque minuti di seguito. E così, i ballerini iniziarono a sbizzarrirsi sempre più.

Ed ecco, che nacquero i B-boys, le B-girls, e nei primi anni ottanta, venne ufficialmente coniato il termine “breakdance”.

Dall’Afro al Latino

La break tuttavia, era pur sempre una piccola casta, di cui facevano parte, principalmente, ragazzi “neri”.
Le cose cambiarono quando, nella seconda fase dello sviluppo di questa disciplina artistica, subentrò un altro Dj rivoluzionario: Charlie Chase. Un giovane dal sangue latino, natìo di Portorico, che portò alla ribalta uno stile ancora più particolare, dalle tinte latine e dalle influenze della salsa e dalla capoeira.

Molti dei passi che ancora oggi vengono eseguiti dai ballerini di Break, coniugano proprio questi due stili.
Verso la fine degli anni ’70 però, nonostante tutte queste influenze, la cultura Hip Hop spostò la propria attenzione su altre discipline: i graffiti ed il rap, ad esempio. E si temette che per la Break Dance fosse arrivato il momento della fine.

In realtà, nonostante sicuramente la Break Dance sia un po’ scemata rispetto ai forti anni ’70 e ’80, il fenomeno culturale del Breaking non ha mai smesso di esistere. Si è assestato, è stato perfezionato, ed è riuscito a mantenere una notevole importanza anche a livello di Mass Media. Dall’inizio degli anni 2000 in poi, il Breaking ha conosciuto una nuova popolarità, che lo rende ad oggi uno stile di vita entusiastico e decisamente internazionale.

La Break Dance in Italia

La break dance raggiunge l’Italia verso la metà degli anni ’80.
Negli anni, sono stati tanti i personaggi che hanno inserito l’Italia tra i paesi in cui questo stile spopola e piace. Ricordiamo, ad esempio, B-boy Cico (Marco Peruzzi), che ha stabilito il record mondiale di windmille e 1990.
Per vederli: CICO, NUOVO RECORD MONDIALE DI WINDMILL!! INCREDIBILE!! – YouTube
Ad oggi, il nome che sembra poter davvero allargare la scena italiana nel mondo della Break, è quello di Alessandra Chillemi (in arte Alessandrina).
Classe 1999, inizialmente iscritta ad un corso di Danza Classica, si è appassionata al mondo della Break Dance da quando, quando ancora era una bambina, vide per la prima volta dei giovani b-boys, allenarsi a due passi dalla stazione di Messina.
Oggi, Alessandra è la migliore b-girl italiana, e speriamo davvero tanto di poterla vedere, finalmente, alle Olimpiadi di Parigi.

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I 4 capisaldi della Break Dance

Toprock.
Footwork.
Powermoves.
Freezes.
Qualcuno penserà: “Eh?”
Eppure, se ad affascinarvi è il mondo del Breaking, queste quattro parole devono entrare a far parte del vostro vocabolario.
La Break Dance sarà alle Olimpiadi di Parigi, perciò tanto vale iniziare a studiare!
Da qui al 2024 c’è tempo, dai.

Toprock

Il toprock è definito un “biglietto da visita”, forse perché è l’intro di ogni esibizione.
Coordinazione, equilibrio, ritmo e forza sono solo alcune delle caratteristiche che bisogna possedere per dimostrare di essere un vero b-boy, o b-girl.
Si chiama Toprock perché è eseguito in piedi, ed è considerato un modo di presentarsi a chi si ha di fronte: giudici o pubblico che siano.

Footwork

Mani, piedi, terra. Queste le tre parole chiave del Footwork, e, più in generale, del Breaking.
Questo è il momento fulcro della performance.
È qui che il ballerino può e deve dimostrare di avere, oltre alle doti sopracitate, una forte (ed unica) personalità.
Ed ecco che iniziano i movimenti circolari, che vengono eseguiti utilizzando sia mani che piedi.

Powermoves

Le mosse più spettacolari sono sempre anche le più difficili: le powermoves implicano al ballerino di riuscire a trovare un equilibrio a dir poco insolito, ma allo stesso tempo, sorprendente: la testa.
Questi movimenti acrobatici sono anch’essi circolari, e posso avvenire sulla testa, ma non solo. Richiedono un allenamento molto duro e per questo sono le mosse più attese e anche quelle che lasciano il pubblico a bocca aperta.

Freezes

Lo dice il nome: freeze. Ghiacciato. Immobile.
Lo spettacolo è dato dal movimento, sì, ma anche dal riuscire a stare – e rimanere – in una determinata posizione. A fermarsi, quando tutto il resto gira. Un po’ per dimostrare a sé stessi che si è ancora qui, sulla terra. E un po’, forse, per raccontare a chi sta guardando, che il breaking è, in primis, uno sport di equilibrio.
Ed ecco che la b-girl o il b-boy si bloccano, di colpo, in una determinata posizione, per lasciare tutti senza fiato, e per poi riprendere a ballare e a saltare.

Insomma, dopo tutte queste parole, viene da chiedersi come mai la Break Dance non abbia fatto il suo debutto alle Olimpiadi, tanti anni fa.
Però, come ci insegna chi fa di questo sport la propria passione, forse è meglio non chiederselo.
Limitiamoci a celebrare questo momento storico, e questo sport, che stupisce e travolge, proprio come la vita stessa.

Uno stile di vita?

Perché, alla fine, la vita è così: una lunga, complicata esecuzione di Breaking.
Ci sono i momenti in cui tutto gira, quelli per riprendere fiato, e quelli in cui il fiato lo perdi.
Ci sono momenti per stare in piedi, altri in cui il mondo è tutto sottosopra, e altri ancora in cui lo senti battere sotto le tue mani stanche.

Non è certo una passeggiata, la Breaking.
È ambizione, competizione, allenamento, resistenza, e speranza.
C’è chi lo definisce uno stile di vita, chi una danza, chi uno sport.
Ma di una cosa siamo certi.
È un qualcosa per cui vale la pena scendere in campo, e buttarsi.

Basta farlo al ritmo giusto.

Non vediamo l’ora di assistere debutto della Break Dance alle Olimpiadi Parigi!


Ti piace la Break Dance?

Ascolta questi pezzi e scopri il mondo del Breaking:

Bomfunk MC’s – (Crack It) Something Going On (Official Video) – YouTube
Break dance // Powermove 2018 – JAMIX PROJECT[Electro Freestyle Remix] – YouTube
Heavy Breaks #1: Super Motivation Bboy Battle Music – YouTube
SymphoBreaks (Awesome Energy) – Freestyle Megamix – YouTube
Electronic Crew – No Limits – YouTube


FONTI:

Break dance, le cinque cose da sapere prima di Parigi 2024 (corrieredellosport.it)
Break dance – Wikipedia
Hip hop – Wikipedia
DJ Kool Herc – Wikipedia
Breaking – La Disciplina (federdanza.it)
La Break Dance alle Olimpiadi (vanityfair.it)
Breakdance – La danza (google.com)
Scopriamo la Break Dance, lo sport che esordirà a Parigi 2024 (sport24h.it)
Break dance alle Olimpiadi: il debutto a Parigi 2024 – Corriere Nazionale