La campionessa di Tennis Billie Jean King è una di quelle poche, pochissime donne, che non solo hanno cambiato le regole del gioco, ma hanno saputo trasformare una partita in battaglia femminista: e l’hanno vinta.

“Gli uomini sono più divertenti da guardare. Non è colpa delle donne: è solo biologia”.
Jack Kramer, ex campione di tennis e presidente dell’ATP (l’Associazione dei Giocatori Professionisti)

Una racchetta da tennis per cambiare il mondo

Ogni volta che diamo per scontato un pari diritto, ricordiamoci sempre che è il risultato del sudore e delle lacrime di qualcun altro.
Ricordiamoci che, da qualche parte nel mondo, c’è stato chi ha dato tutto ciò che aveva per farci ottenere ciò che oggi (giustamente) pretendiamo.
Quando si parla di sport si tende spesso a semplificare l’impatto che può avere nella vita di intere generazioni. Lo sport viene spesso rinchiuso in una scatola fatta sì di sacrifici, onori, vittorie, conquiste… Ma di rado ci fermiamo davvero a pensare allo sport come qualcosa che abbia cambiato il corso degli eventi.
Sì, è un campione. Certo, riempie uno stadio. Ma è pur sempre sport.
Errore. Errore madornale.
Non sono affatto pochi i casi in cui lo sport abbia avuto il potere di cambiare il corso degli eventi.
La storia dello sport la fa chi dello sport fa la sua storia.
Perciò, vi presentiamo una tennista che ha letteralmente cambiato le regole del gioco: Billie Jean King.

Da amatori a professioniste

Billie Jean King è una donna, una campionessa di tennis, una femminista e una ribelle. Ma partiamo dall’inizio.

Billie nasce nel 1943 in California.
Il primo grande inaspettato successo sportivo lo ottiene a soli 17 anni, partecipando per la prima volta a Wimbledon e vincendo il doppio femminile. Quando si dice: iniziare con il piede giusto.
Ne aveva 22 quando vinse il primo titolo singolo a Wimbledon, sbancando anche agli US Open l’anno successivo.
La carriera della tennista prende così il volo, ma fermiamoci un secondo e analizziamo il contesto: siamo alla fine degli anni ‘60, e una donna cocciuta e impavida sta lasciando il segno nella storia del tennis.
In una conferenza stampa del 1967, Billie Jean King soprannominerà il mondo dello sport femminile con il termine “Shamateurism”, in italiano traducibile con “Vergogna Amatoriale”, per indicare la pratica all’epoca molto in auge di declassare le atlete femminili al rango di “amatori sportivi”, ma di fatto mantenendo altissimo il loro livello, lasciandole partecipare a tornei internazionali, ma senza la giusta retribuzione.
In poche parole, era uso comune “trattare” atlete professioniste da semplici dilettanti.

Billie Jean King alza la voce

Come ho detto, siamo agli sgoccioli degli anni ’70, e per quanto una donna come Billie Jean sia un piacere da guardar giocare a Tennis, per quanto forte colpisca la palla, rimane pur sempre una donna. Quando, durante quella conferenza stampa, la tennista denuncia lo Shamateurism, che nel suo caso, come in molti altri, si riversava su paghe femminili talmente basse da non permettere alle giocatrici di pagare la quota d’iscrizione ai tornei.
Billie Jean portò avanti numerose battaglie in merito, tra cui quella dell’assegnazione dei premi in denaro, che solitamente vedevano tagliate fuori proprio le donne, a prescindere dai risultati raggiunti.
La situazione migliorò, grazie e soprattutto al suo impegno, e nel 1973 gli US Open furono il primo torneo ad offrire le stesse cifre in palio sia agli uomini che alle donne. Fu una grande vittoria, conquistata da Bille Jean con forza, coraggio, e la minaccia di non partecipare se le cose non fossero cambiate.
Ma, purtroppo, per quanto ci possano essere lotte e soddisfazioni, anche nel mondo dello sport convincere tutti spesso richiede un qualche gesto plateale.
Bobby Riggs, tennista divenuto il numero 1 al mondo negli anni ’40, tornò a giocare a 55 anni, nel tentativo di dimostrare al mondo quanto i tennisti uomini fossero superiori rispetto alla controparte femminile.
E no, purtroppo non è uno scherzo. Bobby era convinto che una donna, per quanto forte e in cima alle classifiche di tutto il mondo, non potesse nemmeno lontanamente competere con il livello degli atleti maschi.
Decise perciò di sfidare le donne più forti del mondo, pronto a battersi, e a batterle.
E quasi ci riuscì. Fino a che…
Fino a che non incontrò Billie Jean King.

La battaglia dei sessi

Il 20 settembre 1973 a Houston, in Texas, qualcosa cambiò.
Pochi mesi prima Bobby Riggs aveva giocato quella che sarebbe stata ricordata come la prima Battaglia dei Sessi, contro la grande Margaret Court.
Bisogna dirlo: Margaret in quell’anno era la numero 1 al mondo, ma prima di lei Bobby aveva chiesto alla King di essere la sua sfidante.
Il perché, è abbastanza chiaro: Billie Jean non era solo un’atleta, ma si era fatta portavoce di un movimento femminista di ribellione verso un sistema a suo (e nostro) dire ingiusto, che Bobby voleva infagare.
Ma la superba tennista aveva rifiutato.
Al suo posto, era scesa in campo la numero 1, che però, purtroppo, perse la partita con l’avversario maschile.
Billie Jean, la cui forte personalità competitiva rimane ancora oggi negli annali, non potè accettare di lasciar vincere quell’uomo.
Accettò allora la sfida, e in quel caldo 20 settembre, scese in campo a testa alta e con una fortissima voglia di vincere.

Cinque set per fare la storia

Billie Jean studiò l’avversario, notò e prese appunto dei suoi punti deboli, e fece la storia.
Utilizzando la tecnica del “Serve & Volley”, la tennista riuscì a fare leva su un forte dispendio di energia dell’uomo di mezza età (prenditi questa, Bobby), e mandò metaforicamente al tappeto l’avversario, al meglio di cinque set.
La partita, soprannominata “la battaglia dei sessi”, di cui è recentemente stato fatto un film, fu uno show mediatico da record: 30.000 spettatori sul campo, e oltre 90 milioni di spettatori televisivi in tutto il mondo.

C’è purtroppo il presentimento che la partita possa essere stata truccata dallo stesso Riggs, noto per il grosso vizio del gioco e delle scommesse. C’è chi dice che avesse puntato, tramite un prestanome, sulla vittoria dell’avversaria.
Ma non ci sono prove e non è mai stato effettivamente dimostrato.

A noi piace pensare che Billie Jean King abbia vinto perché lo meritava.
Ma alla fine, poco conta: quella partita è riuscita a cambiare le regole del gioco.
Ha portato l’attenzione su un problema che spesso veniva screditato nel mondo dello sport: quello delle disuguaglianze di genere.

Billie Jean King non è e non sarà mai solo una leggenda del tennis, ma anche una grande femminista.

La King verrà ricordata come una di quei pochi ma indimenticabili atleti che hanno preso lo Sport e l’hanno trasformato in storia.

Perciò grazie, Billie Jean King.

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FONTI:
Billie Jean King e la battaglia dei sessi/ La tennista che sconfisse Bobby Riggs (ilsussidiario.net)
Battaglia dei sessi (tennis) – Wikipedia
Serve & volley – Wikipedia
Billie Jean King: una regina rivoluzionaria (supertennis.tv)
Billie Jean King – Wikiwand
La Battaglia dei Sessi | Emma Stone, il tennis e la storia vera dietro il film (hotcorn.com)